Scuola di Palo Alto > Articoli > Comunicazione > Come diventare più assertivi

Come diventare più assertivi

Assertività
L’assertività sembra essere al centro di tutti i discorsi di sviluppo personale e professionale: come diventare più assertivi sul posto di lavoro, come usare un linguaggio più assertivo nelle relazioni interpersonali, come gestire il pericolo in modo assertivo… Tutti ne parlano, in un modo o nell’altro. Ma ci siamo mai davvero chiesti cosa sia l’assertività e come influenza il nostro essere e, soprattutto, il nostro cervello?

Secondo la Psicoterapia Sistemico-Relazionale, ogni essere umano è inserito in numerosi sistemi – dall’azienda alla famiglia alla cerchia di amici – ma non solo, è anche un sistema di per sé. Tutte le parti di questi sistemi sono collegate fra loro e basta anche il più piccolo cambiamento affinché l’intero sistema nei sia influenzato in tempi brevissimi. Ma cosa c’entra questo con l’assertività?

Individuare Obiettivi

L’assertività è la capacità di osservare con chiarezza la situazione reale e di individuare con altrettanta chiarezza i propri obiettivi – cioè quello che vogliamo ottenere – distinguendoli da desideri e aspettative. Tuttavia, osservare in modo oggettivo noi stessi e il contesto in cui siamo inseriti non è cosa semplice, proprio a causa della natura sistemica del mondo e dell’individuo. Spesso i cambiamenti sono così rapidi che non abbiamo materialmente il tempo di prendere le distanze da una situazione e valutarla a mente fredda. Ne deriva che, anche se ci consideriamo persone mediamente assertive, la nostra capacità cognitiva subisce una battuta d’arresto quando il nostro “sistema” viene scombussolato dalle emozioni. Ci ritroviamo, quindi, a comportarci a volte in modo aggressivo – sputando fuoco come un drago su chiunque ci rivolga la parola – o in modo passivo – assecondando con la coda tra le gambe tutto quello che ci viene detto.

Cervello
È proprio in questo passaggio, il momento in cui perdiamo letteralmente la testa e torniamo ai nostri istinti primordiali, che l’assertività può aiutarci a contare fino a cinque prima di dire o fare cose di cui potremmo pentirci. In realtà, fino a sei. Sì, perché gli studi hanno dimostrato che sono sei i secondi in cui le nostre facoltà cognitive vanno in una sorta di blackout quando ci ritroviamo dinanzi a un cambiamento inatteso all’interno del sistema. E il cambiamento può essere una cosa “piccola” come l’aver perso l’autobus alla mattina o “grande” come un lutto.

Come facciamo quindi a non perdere la testa?

Calma

Gli approcci all’assertività sono innumerevoli e dipendono in genere dalla scienza che li disciplina: ci sono mental coach che ne favoriscono lo sviluppo grazie alla mindfulness e alla meditazione, così come psicologi specializzati in PNL che invece si basano sul linguaggio. Tutti gli approcci sono validi, perché l’assertività può di fatto assumere forme diverse. Ciononostante, il punto di partenza è comune e si esplica nella consapevolezza di sé. L’assertività ci spinge a guardarci dentro e fare un po’ di ordine. E questo ordine può anche essere letterale. Immaginiamo di mettere a posto la nostra stanza. Da una parte mettiamo i desideri, che possono anche essere un po’ vaghi, alla stregua dei sogni. Da un’altra impiliamo i nostri obiettivi, che invece devono essere precisi e concreti. Da un’altra ancora riponiamo le aspettative e i risultati.

L’assertività ci permette di guardare in lungo e in largo, di immaginare gli effetti delle nostre azioni e di valutarle in base al risultato ottenuto, a sua volta misurabile in termini di efficacia rispetto agli obiettivi che ci siamo posti e alle aspettative che avevamo. Se la nostra valutazione generale è positiva, allora il comportamento attuato va bene, è approvato dalla parte cognitiva del nostro cervello e può essere reiterato. Se invece qualcosa va storto, il comportamento va cambiato, possibilmente in itinere, senza aspettare che avvenga il disastro.

L’assertività passa anche attraverso l’altro.

Percorso

Non dobbiamo dimenticare che, in quanto sistemi, il nostro risultato passa in gran parte anche dal contesto in cui agiamo. E nel contesto ci sono altri individui, quindi altri sistemi. Dobbiamo tenere conto anche delle loro caratteristiche e dei loro obiettivi nella valutazione del nostro operato. Anche questo vuol dire fare ordine nella complessità.

Spesso ci ritroviamo a prendercela con l’altro solo per paura che questi scopra le nostre fragilità. Allora giochiamo d’attacco con un inutile atteggiamento aggressivo che non può portare a nulla di buono. In realtà, anche le nostre fragilità fanno parte di ciò che siamo. E magari il dialogo con l’altro può perfino aiutarci a rafforzarle. Se mostriamo noi in primis un comportamento assertivo, possiamo diventare un modello per i nostri interlocutori, innescando un circolo virtuoso.

Ecco, quindi, la seconda parte della definizione di assertività:è la capacità di un soggetto di interagire con uno stile adeguato alle caratteristiche del suo interlocutore, senza gli eccessi dell’aggressività o i difetti della passività, rendendo lo scambio comunicativo soddisfacente per tutti.

Come facciamo a rendere lo scambio comunicativo veramente efficace?

Ci sono alcuni trucchi. Il primo consiste nel passare da un modello “reattivo” – caratterizzato da una risposta immediata a un dato stimolo – a un modello “proattivo”: facciamo sì che la nostra risposta non avvenga nei sei fatidici secondi che seguono lo stimolo e diamo il tempo ai nostri circuiti superiori di tornare a funzionare correttamente, riprendendo il contatto con la realtà. Anche in senso fisico, se necessario. Rendiamoci conto del contatto con il pavimento, con l’ambiente circostante. Questo è il primo passo per attuare un comportamento veramente assertivo.

Rifocalizziamoci sull’obiettivo. Facciamo chiarezza o ordine nel caos della nostra mente, spostando i pezzi come se fossero cubi di costruzione: vediamoli dall’alto o dall’esterno, se necessario. E facciamoli vedere anche al nostro interlocutore, perché lo scambio con l’altro non può che essere arricchente, quale che sia il suo punto di vista.

Scambio comunicativo

Impariamo a dire no. “Un no pronunciato con convinzione è decisamente migliore di un sì pronunciato unicamente per compiacere o, ancora peggio, per evitare problemi”, diceva Gandhi. Possiamo giocare con il linguaggio affinché la percezione del nostro interlocutore non sia negativa, senza comunque mentire. L’assertività non dice bugie. E facciamo vedere all’altro che sappiamo gestire le critiche perché tutti i feedback che riceviamo non sono altro che mattoncini su cui poi costruiamo il nostro sistema, nel bene e nel male.

Infine, diamo dignità alle emozioni, anche se è colpa loro se la nostra parte animale viene a galla. Le emozioni esistono, non possiamo negarle. Possiamo però attuare il migliore comportamento possibile, utile e costruttivo, nonostante le emozioni. Sempre nel rispetto del nostro sistema e quello altrui.

Per un approfondimento sul tema dell’assertività, consigliamo il webinar della nostra Academy!

Whatsapp
clear
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Proseguendo nella navigazione o accedendo a un qualunque elemento di questo sito acconsenti all'uso dei cookie.