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Percezione di sé e autostima

Percezione di sè
Coaching, training, mentoring e chi più ne ha più ne metta. Oggi quasi tutti i percorsi formativi che puntano all’aumento del benessere personale partono da una caratteristica importantissima per l’essere umano: l’autostima. Ma che cos’è realmente e, soprattutto, come facciamo a mantenerla in equilibrio quando siamo sopraffatti da tutti i pensieri negativi del mondo?

Un breve sondaggio fra amici e colleghi è sufficiente a portare a galla un’inaspettata realtà: si parla tanto di autostima come di un tratto fondamentale per il nostro successo – nella vita privata così come in quella professionale – ma non tutti sanno realmente cosa sia. C’è chi la confonde con l’amore e il rispetto verso sé stessi, chi la vede come la capacità di credere nel proprio talento e nelle proprie abilità. Di fatto, però, è un concetto molto più semplice. Come l’origine greca del termine suggerisce, l’autostima non è altro che un’autovalutazione (autós + aestimare) o, meglio, la considerazione che un individuo ha di sé stesso.

“L’uomo è misura di tutte le cose”, diceva Protagora. Rapportiamo tutto ciò che ci circonda a noi stessi, siamo il punto di partenza e di arrivo della nostra valutazione del mondo. Ne consegue che la nostra attenzione è estremamente egocentrica e autoreferenziale. Eppure, interagiamo di continuo con l’ambiente intorno a noi e lo stesso ambiente condiziona la nostra percezione e il nostro sentire.

In particolare, dall’esterno riceviamo gli input che suscitano in noi ogni sorta di emozione. Le emozioni negative sono quelle legate a una bassa autostima e rispondono al nome di tristezza, sfiducia, avvilimento, paura. Riducono letteralmente il nostro campo percettivo e limitano le nostre facoltà mentali, impedendoci di vedere più in là del nostro naso e di cogliere quello che di bello il futuro ha in serbo per noi. È quel che succede quando ci dicono: “Hai i paraocchi”. E poi ci sono le emozioni positive, quelle legate a un’autostima alta: gioia, speranza, fiducia, aspettativa. Ampliano il nostro campo visivo e cognitivo e ci fanno percepire un mondo con più possibilità, più risorse, più scelte, più flessibilità.

Come contrastare le emozioni negative?

Contrastare emozioni negative

Eppure, non sempre siamo in grado di opporci alle emozioni negative. La Neuroscienza ci consiglia di concentrare le nostre energie sulle emozioni positive in modo da settare l’intera nostra percezione su ciò che di bello la vita offre, ma spesso il nostro cervello fa scattare dei meccanismi istintivi e primordiali che ci riportano nella negatività come forma di difesa. Dopotutto, se milioni di anni fa i nostri antenati non fossero stati sempre pronti al peggio di fronte a una tigre dai denti a sciabola, oggi probabilmente non saremmo qui.

La buona notizia, però, è che fortunatamente ci siamo evoluti e abbiamo sviluppato un metodo per provare a contrastare i pensieri negativi che la notte non ci fanno dormire o che non ci impediscono di concentrarci su quel progetto importante. I pensieri negativi costituiscono una vera e propria trappola da cui possiamo liberarci se mettiamo in atto cinque semplici passi, le cinque regole per non permettere ai cattivi pensieri di minare la nostra autostima:

  1. I pensieri sono solo pensieri. Banale, ma spesso ce ne dimentichiamo. Ciò che c’è nella nostra testa non può uscire fuori, esiste solo lì dentro.
  2. Non chiedetevi se i pensieri sono giusti o sbagliati, ma solo se sono utili o inutili. Nessun pensiero è giusto o sbagliato in assoluto. Non possono essere paragonati a nessuna cosa al di fuori della mente, essendo di natura diversa. L’unica cosa che possiamo chiederci è se il pensiero che stiamo facendo è utile o meno. Se lo è, ottimo. Se non lo è, ottimo ugualmente: buttiamolo via e passiamo oltre.
  3. Un pensiero può piacere o non piacere, ma non è pericoloso. Un pensiero non può farci nulla di male. Lo temiamo solo perché lo associamo a qualcosa di concreto, ma in sé un pensiero non ha mai ucciso nessuno. Certo, a volte i pensieri fanno tanta paura, ma il segreto sta nel comprendere che non può farci male davvero.
  4. Siamo liberi: i pensieri non possono decidere le nostre azioni. Possono certamente dirci di compiere delle azioni, ma non possono obbligarci! Non lasciamo che i nostri pensieri decidano per noi, abbiamo il potere di non ascoltarli.
  5. Meglio non cercare di controllare i pensieri. Più cerchiamo di non concentrarci su un pensiero negativo, più questo può diventare insistente e sottrarci energie che potremmo invece dedicare a cose positive. Davanti a un pensiero negativo, non cerchiamo di scacciarlo, ma riconosciamolo per quello che è – solo un pensiero – e chiediamoci se è utile o meno. Se non lo è, cestiniamolo senza remore.

Ecco, quindi, il segreto per far sì che la nostra autostima si autoalimenti di continuo senza lasciare spazio alla depressione e alla negatività: favoriamo in noi il pensiero positivo e le emozioni positive, cerchiamo il bello in noi stessi e nella realtà di tutti i giorni e gestiamo i brutti pensieri in modo razionale grazie a queste semplici cinque regole.

Ragazza braccia tese

Un detto inglese recita: Fake it till you make it. Crediamoci felici, forti, positivi, gioiosi, speranzosi, lungimiranti, capaci, anche se magari non lo pensiamo davvero. Con il tempo questa diventerà la nostra unica realtà.

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