IL DIRITTO DEI CONTRATTI

TRA RINVII INVISIBILI E RAPPORTI GERARCHICI FRA LE NORME

Il diritto dei contratti è fondamentale per redigere o accettare un contratto per la tua azienda.

Redigere un nuovo contratto o decidere quale contratto sottoscrivere tra i vari che ci vengono proposti quotidianamente non è cosa semplice.

Cosa ci impongono le clausole? Come valutiamo il documento in relazione ai nostri obiettivi commerciali? In che modo decidiamo le condizioni da imporre o da accettare? Quale contratto scegliamo al fine di conseguire i nostri scopi?

Ambito legale sempre più complesso, la disciplina dei contratti nasconde ben più di quanto appaia a un primo, superficiale sguardo.

Ezio Guerinoni trainer di Scuola di Palo Alto, avvocato, Dottore di Ricerca e cultore di Diritto Civile e Privato, ci spiega perché è importante approfondire la conoscenza del Diritto dei Contratti sia per gli addetti ai lavori che per i neofiti.

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Come si inquadra la disciplina dei contratti rispetto alla prassi odierna?

Tutte le aziende, a qualsiasi settore appartengano, si ritrovano ogni giorno ad avere a che fare con un qualche tipo di contratto.

Che lo debbano stilare o sottoscrivere per stringere un rapporto con un partner, un cliente o un fornitore, non possono prescindere da una conoscenza più che approfondita della materia.

Di fatto, molte imprese si ostinano purtroppo nell’utilizzo continuo di vecchi contratti di carattere generale che sembrano andare bene per numerosi ambiti come una sorta di passe-partout.

Si pensa sia sufficiente fare un “copia e incolla” di clausole ben scritte per tutelarsi.

In realtà, se tali clausole o gli articoli riportati nel contratto non sono attentamente studiati o ponderati, possono risultare totalmente inutili nella migliore delle ipotesi o rivelarsi dannosi nel peggiore dei casi.

diritto dei contratti

Quale deve essere il primo passo nella scelta efficace di un contratto?

Per decidere come redigere un contratto o scegliere se accettarne uno che ci viene proposto da altri, il primo step deve essere necessariamente quello di definire in modo univoco l’obiettivo che vogliamo raggiungere con quel contratto.

Solo avendo ben chiari i fini economici e commerciali che ci spingono a stringere un accordo possiamo comprendere cosa impone alle parti coinvolte.

Il nostro fine deve paradossalmente essere il nostro punto di partenza.

Il secondo passo fondamentale, invece, affonda le radici in una particolare presa di coscienza:
[header_fancy class=”” style=”height:inherit;” title=”la consapevolezza che la disciplina è corposa e complessa e che non basta stilare un contratto facendo riferimento a norme che si possono trovare nel Codice Civile e che sono espressamente dedicate alla materia dell’accordo.C’è molto, molto di più.”]

Cosa intende concretamente con “c’è di più”?

Il procedimento di cercare nel Codice Civile le norme che possono riferirsi all’oggetto del contratto è assolutamente corretto, ma solo fino a un certo punto.

È corretto perché nel sistema legale italiano la disciplina dei contratti è realizzata per blocchi di norme e di argomenti, ma contare esclusivamente su tali blocchi non è sufficiente.

Il nostro sistema è caratterizzato da continui rinvii invisibili ad altre norme, ad altri articoli del Codice e di altre leggi.

Si dice che questi rimandi sono invisibili perché la loro esistenza non è attestata da nessuna parte, eppure ci sono.

A volte vengono dati per scontati, altre volte sono completamente ignorati.

Se chi è incaricato di stilare o leggere un contratto non è consapevole di questi rinvii, potrebbe anche causare un danno alla propria azienda.

[info]I percorsi formativi che hanno per oggetto il Diritto dei Contratti hanno proprio questo fine: aumentare la consapevolezza della complessità della materia per non perdersi involontariamente dei pezzi, nonché riuscire a individuare la strada giusta per comprendere che accanto alla disciplina specifica immediatamente reperibile nei Codici ci sono altre norme invisibili a cui la Legge rinvia di continuo.[/info]

Può farci un esempio concreto?

Prendiamo il contratto di compravendita.

Un profano della materia tende ad aprire il Codice Civile e a fare subito riferimento agli articoli 1470 e seguenti che riguardano specificatamente i contratti di compravendita.

Il problema è che, sempre nel Codice Civile, esistono circa 150 articoli (1321 e seguenti) che concernono sia il contratto di compravendita sia tutte le altre tipologie di contratto e che hanno, quindi, una valenza di carattere più generale.

Ne consegue che non ci si può limitare alla disciplina specifica ignorando quella generale.

E questo, un profano o un non addetto ai lavori non lo sanno, rischiando di circoscrivere il contratto e ignorando aspetti che sono invece fondamentali.

Quindi è sufficiente ricordarsi di “ampliare” la disciplina per non commettere errori?

In parte sì, ma non basta.

Non è ancora sufficiente per avere un quadro completo.

Torniamo all’esempio del contratto di compravendita.

Nel Codice Civile vi è una parte ancor più generale che si applica indistintamente a tutti i contratti dedicata all’obbligazione (articoli 1173 e seguenti): altre 150 norme circa che, seppure non espressamente legate al contratto di compravendita, sono comunque riferibili a tutte le tipologie di contratto e non possono essere ignorate.

Ecco qui un secondo livello di applicazione generale della Legge su cui spesso si sorvola.

Eppure, non basta ancora. Se il contratto di compravendita non riguarda il rapporto fra due imprese ma quello tra un’azienda e una persona fisica – cioè un “consumatore”, un individuo che indipendentemente dall’attività professionale svolta acquista un qualsiasi bene di consumo – oltre ai tre blocchi di leggi sopracitati (due di carattere generale e uno specifico), si devono ricercare e applicare altre disposizioni che riguardano in particolare i contratti con i consumatori.

Si tratta di norme che vanno a incidere sul contratto in maniera consistente, ribaltando anche certe regole che concernono il rapporto di compravendita generale o prescrivendo deroghe a norme previste dal Codice Civile.

I diritti dei consumatori rappresentano un tema molto sentito al giorno d’oggi…

Certamente, ma spesso le leggi che lo regolano vengono ignorate o sono conosciute solo in modo superficiale e parziale.

Pensiamo ai contratti di compravendita tra consumatore privato e impresa che vengono negoziati fuori dai locali commerciali.

Via internet, per esempio. In questo caso troveranno applicazione anche tutte quelle norme specifiche del consumatore, come il diritto di recesso o le leggi che riguardano la tutela, il vantaggio o la garanzia dei consumatori.

L’applicazione di queste regole è giustificata dalla particolare natura di uno dei due contraenti, in questo caso il consumatore privato; non si applicano, invece, se il contratto è tra due imprese.

Non si può non tenerne conto sia nella stesura che nell’accettazione di un qualsiasi contratto.

Il diritto dei contratti

Questo ragionamento vale esclusivamente per i contratti di compravendita?

Assolutamente no.

È un discorso che può essere fatto per tutte le tipologie di contratto.

Pensiamo ai contratti d’appalto, per esempio, che rappresentano una materia di forte interesse.

Anche in questo caso, è fondamentale capire come accanto a una serie di disposizioni specifiche per il contratto di appalto trovino applicazione tantissime altre regole.

Alcune sono sempre contenute nel Codice Civile e hanno un carattere in parte specifico e in parte generale.

Tuttavia, anche in questo caso la realtà è più complessa della teoria ed esistono innumerevoli rinvii invisibili ad altre norme.

Se prendiamo, per esempio, i contratti di appalto pubblici, scopriamo che le norme appena richiamate non sono sufficienti a tracciare il quadro effettivo e definitivo delle regole applicabili al contratto, in quanto vi sono numerose disposizioni peculiari che riguardano i contratti con la Pubblica Amministrazione che vanno ad aggiungersi a tutte le altre norme specifiche e generali e da cui non si può prescindere nella redazione o valutazione di un contratto.

Ma tutte queste norme si sommano semplicemente le une alle altre?

Purtroppo no. Nel concreto le cose non sono così semplici.

Queste norme si sommano sì le une alle altre generando un unico corpus a cui fare riferimento; tuttavia, può capitare che la stesura o la comprensione di un contratto vengano complicate da conflitti tra le norme stesse.

Può succedere che alcune regole generali neghino quelle specifiche; o che alcuni articoli di primo livello siano in contraddizione con quelli di secondo, e così via.

Il rapporto – o la “gerarchia” – fra tutte queste norme complica ulteriormente la risoluzione dei problemi che un contratto può creare.

Quale norma ha la precedenza? Quale vale giuridicamente di più? Lo specifico prevale sul generale o viceversa?

Purtroppo non esiste una risposta univoca.

Ogni caso è a se stante e va valutato nel suo contesto di applicazione.

Un altro motivo per non limitarsi alla parte più immediata e facilmente accessibile della disciplina e un incentivo ad approfondire una materia in costante ampliamento e trasformazione.

[box_frame style=”” width=”” class=”” align=”none” title=”Il Consiglio di Ezio Guerinoni” inner_style=””]
Chiunque abbia a che fare con la materia contrattuale in un’azienda che utilizza il contratto per vendere o acquistare deve necessariamente essere consapevole del fatto che la disciplina è immensa e complessa.

Inoltre, è auspicabile che acquisisca una certa “criticità di base” che lo stimoli ad analizzare a fondo il contratto, a scriverlo e riscriverlo più volte, senza tralasciare alcun dettaglio.

In sostanza, non è sufficiente una conoscenza prettamente quantitativa delle regole, ma c’è sempre più bisogno di una conoscenza qualitativa che ci spinga a non ignorare il rapporto d’interazione fra norme, fra clausole e fra clausole e norme al di là del loro mero contenuto.
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Author: Valeria Carcaiso

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