Come Gestire Conflitti e Critiche

COME GESTIRE CONFLITTI E CRITICHE: LA CONSAPEVOLEZZA DEL PROPRIO LINGUAGGIO E LA CRITICA EVOLUTIVA

Nella vita privata così come in quella professionale, è normale ritrovarsi a vivere momenti di conflitto o dover gestire delle critiche.

Tuttavia, le circostanze apparentemente più semplici sono quelle che nascondono le difficoltà maggiori. Proprio perché ci sembrano facili, diamo per scontato di poterle affrontare con leggerezza e non prestiamo la dovuta attenzione, finendo spesso per peggiorare la situazione.

Paola Santoro, partner di Scuola di Palo Alto, psicologa ed esperta di dinamiche interpersonali, prova a spiegarci come gestire i conflitti e le critiche in modo positivo per non avvelenare irrimediabilmente l’ambiente lavorativo e quello domestico.

come gestire le critiche

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Perché parliamo contemporaneamente di conflitti e critiche?

Conflitti e critiche hanno molti aspetti in comune:

    • Innanzitutto, sono entrambi espressione di situazioni problematiche e imparare ad affrontarle rappresenta una possibilità di migliorare e di evolvere come individui.
    • In secondo luogo, si tratta di due elementi posizionabili su un unico continuum: la cattiva gestione di una critica – fatta o ricevuta – può degenerare in un conflitto; viceversa, un conflitto ben gestito può aiutarci a cogliere in una critica degli spunti di sviluppo e miglioramento che magari non avevamo notato.
    • Terzo, entrambi hanno a che fare con l’idea di “diverso da noi” che tendiamo ad avvertire come una minaccia o un intralcio al nostro modo di essere.

Partiamo dalle critiche. Cosa ci spinge a farle?

La critica è l’espressione di un giudizio negativo e può essere più o meno esplicita, più o meno aspra, più o meno in buona fede.

Inoltre, può essere reale o semplicemente immaginata. Quando ci rapportiamo al mondo, in genere utilizziamo due filtri diversi.

[icon class=”icon-pin7″ style=”font-size:30px;”]Il primo è quello che ci fa comprendere le possibilità insite in tutto ciò che è differente, permettendoci di adottare un atteggiamento di apertura.

[icon class=”icon-pin7″ style=”font-size:30px;”]Il secondo, invece, è caratterizzato da chiusura e limita la nostra capacità di valutazione alla dicotomia uguale/altro. In sostanza, ci spinge a giudicare il prossimo in rapporto esclusivamente a come ci comporteremmo noi e a quello che faremmo noi.

Ciò che ci fa scegliere quale dei due filtri utilizzare è il grado di osservazione che mettiamo in atto. Più osserviamo con attenzione e approfondiamo la conoscenza di un argomento, di una persona o di un fatto, più adotteremo un atteggiamento di apertura.

Al contrario, meno siamo attenti e più tenderemo a criticare solo per il gusto di farlo.

Per “apertura” si intende il ricorso a una critica costruttiva?

La critica costruttiva è solo un mito che si genera a causa di un problema di fondo. La confusione tra il risultato e l’intenzione.

Spesso pensiamo di fare critiche “in buona fede”, cioè non con lo scopo reale di offendere, denigrare o accusare l’altro, bensì di innescare un miglioramento nel nostro interlocutore.

Tuttavia, fra ciò che vorremmo fare e quello che otteniamo c’è il modo in cui la critica viene posta. La modalità verbale, non verbale e para-verbale – nonché la sequenza concreta degli enunciati – con cui esprimiamo il nostro giudizio.

Un corso di formazione sulla gestione delle critiche insegna fondamentalmente proprio questo. Avere consapevolezza dei termini utilizzati, del tono, dei gesti che accompagnano le frasi, dell’ordine delle parole, ecc.

Riuscire a prevedere l’impatto di parole e gesti è già molto difficile, ma lo è ancora di più ragionare per sequenze.

Può spiegare meglio questo concetto di “ragionamento per sequenze”?

Quando facciamo una critica, spesso partiamo dalla fine, cioè comunichiamo la conclusione. Illustriamo cosa secondo il nostro ragionamento non è stato fatto bene (passato) e spieghiamo come andrebbe fatto o come lo faremmo noi (futuro).

Invece, bisognerebbe concentrarsi sul presente. Il segreto sta nell’offrire un punto di vista alternativo che avvii una dinamica di sviluppo per l’altro, il quale può autonomamente provare a trovare una nuova soluzione basandosi su ciò che conosce o sulle risorse che possiede.

[inlinetweet prefix=”” tweeter=”@paloaltoscuola” suffix=””]La critica è efficace e viene accettata volentieri se l’altro ne coglie l’intenzione di favorire un miglioramento[/inlinetweet], non di imporre un pensiero che non gli appartiene.

Per questo, invece di critica “costruttiva”, preferisco parlare di critica evolutiva. Non solo per evitare gli slogan, ma soprattutto per togliere l’accento dall’intenzione e porlo sul risultato.

[box_frame style=”” width=”” class=”” align=”center” title=”” inner_style=””]L’obiettivo deve essere quello di spingere l’altro a trovare la motivazione nella ricerca di una nuova soluzione con le risorse già in suo possesso.[/box_frame]

Gestire conflitti e critiche

Può farci un esempio pratico di critica efficace?

Pensiamo all’uso del perché. Si tratta di un termine molto comune nell’ambito delle critiche e di cui proprio non sappiamo fare a meno.

“Perché hai fatto così?” oppure “Perché non fai così?” sono espressioni a cui tutti ricorriamo, più o meno volontariamente.

Il problema sta nel come il perché viene utilizzato. Può totalmente abbattere il nostro interlocutore, quando ha l’intento di sottolineare un aspetto negativo, o può stimolarlo a concentrarsi sugli elementi positivi.

Un’altra tendenza diffusa è quella di criticare la persona in sé invece del suo comportamento. Così facendo la demoliamo moralmente e non incoraggiamo in lei alcuna crescita.

Dire “Hai fatto una cosa molto stupida!” e “Sei davvero stupido!” sono due cose diverse.

[note title=””]La critica alla persona è inutile e dannosa perché toglie qualsiasi speranza di cambiamento. La critica al comportamento fa capire che c’è stato un errore che può portare a una riflessione. E’ qualcosa a cui è possibile rimediare con un’azione positiva.[/note]

Qual è il primo passo per imparare a gestire le critiche?

Il primo step consiste nel fare chiarezza ed eliminare la confusione che esiste tra le tre diverse direzioni della critica.

  • critica verso l’altro,
  • la critica che si riceve dall’altro
  • e autocritica.

Pur avendo elementi in comune, si tratta di tre concetti distinti, pertanto non bisogna gestirli come un’unica cosa.

Innanzitutto è importante aumentare la consapevolezza del proprio linguaggio interiore. Il modo in cui il nostro “programma mentale” commenta le nostre stesse azioni imposta già lo schema che utilizziamo per criticare gli altri.

Talvolta siamo animati dalle migliori intenzioni verso il prossimo, ma il risultato che otteniamo è pessimo.

Ci vuole un certo metodo.

E il metodo che lei propone funziona sempre?

Direi di sì.

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Si tratta di un metodo progressivo in cui le persone vengono guidate:

  • prima a prestare maggiore attenzione alla formulazione di una critica e al modo in cui reagiscono a una critica ricevuta,
  • poi a correggersi da sole finché il metodo viene acquisito in modo naturale e inglobato nel comportamento quotidiano.

Basta iniziare con poco e il cambiamento sarà subito evidente.

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Inoltre, col tempo, oltre a fare critiche evolutive, si impara anche a riceverle “in modo evolutivo”, cioè senza prendersela a priori, ma cercando di cogliere i punti positivi che possono esserci per poterli riutilizzare in un tentativo di miglioramento.

Ne consegue che anche la relazione che si instaura tra le persone interessate è di tipo evolutivo.

Come si passa dalla critica al conflitto?

Esistono essenzialmente due tipi di conflitto.

Il primo è quello esterno, legato al concetto di avere.

Entriamo in conflitto quando abbiamo la percezione che le nostre risorse siano limitate e vogliamo conquistare o difendere qualcosa. Un territorio, uno status, del denaro.

Il secondo tipo è interno ed è legato all’idea di essere, all’identità personale.

come gestire conflitti e critiche

</ Entriamo in conflitto quando la percezione della diversità ci spinge a mettere in dubbio le nostre convinzioni, i nostri pensieri, quello che siamo. Il conflitto è destabilizzante perché modifica quello che è il nostro equilibrio. Però [inlinetweet prefix=”#gestirelecritiche” tweeter=”@paloaltoscuola” suffix=”scuoladipaloalto.it”]se impariamo a gestire le critiche, abbiamo già eliminato molte cause di conflitto.[/inlinetweet] a>
[box_frame title=”Il consiglio di Paola Santoro” width=””]

Giocate con gli elementi di una critica come se fossero i pezzi di una scatola di costruzioni!

Distruggete la struttura che avete creato e che non ha funzionato e cercate di capire quali parti possono essere spostate e riutilizzate per cambiare totalmente l’effetto finale.

Non abbiate paura di sbagliare, riprovare, correggervi. Trovate il vostro metodo per gestire le critiche nel miglior modo possibile.

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Author: Valeria Carcaiso

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