La costruzione della leadership efficace

QUANDO I PROPRI COLLABORATORI DIVENTANO LA RISORSA PIÙ IMPORTANTE PER IL CONSEGUIMENTO DEGLI OBIETTIVI STRATEGICI

La costruzione della Leadership è un argomento complesso. prima di parlarne sono necessarie alcune premesse.

Da qualche decennio ormai il fenomeno della globalizzazione fa parte delle nostre vite e interessa i settori più diversi, da quello economico al sociale, da quello culturale e politico fino al tecnologico.

Tutti ne parlano, tutti le danno la colpa o il merito dei mutamenti in atto.

Ma come è cambiato, di fatto, il mondo delle imprese per quanto riguarda l’organizzazione interna e la gestione di persone e compiti?

In che modo la globalizzazione ha influito sulla definizione della nuova figura del leader?

Lorenzo Tagliani, trainer di Scuola di Palo Alto e consulente aziendale in ambito organizzativo, manageriale e operativo, ci spiega come costruire e sviluppare la leadership efficace in un’era in cui le risorse umane hanno un peso sempre maggiore.

*****

[box_frame style=”” width=”” class=”” align=”center” title=”INDICE DEI CONTENUTI” inner_style=””]

[/box_frame]

*****

La Costruzione della Leadership: Cominciamo dal principio. Chi è il leader?

In senso ampio, il leader è colui che genera un seguito e la cui forza si basa su un riconoscimento che proviene dal basso, non da un conferimento di poteri dall’alto.

In ambito strettamente aziendale, il leader è colui che riesce a incanalare l’energia propria e dei suoi collaboratori verso una determinata vision, superando eventuali momenti di difficoltà.

È quando ci sono i problemi che viene fuori la vera leadershipnon quando va tutto bene. Inoltre, il leader è un motivatore, un punto di riferimento, colui che crede nella mission dell’azienda e vive secondo i valori dell’organizzazione, fungendo da esempio per il proprio team.

la costruzione della leadership

 

Come si è passati dalla figura “classica” del capo a quella innovativa del leader?

Grazie alla globalizzazione, naturalmente. Il mondo è diventato più piccolo, siamo tutti più vicini.

Ed è diventato più veloce. Da qui la necessità di avere una persona allenata al cambiamento, in grado di gestire le risorse sia strategicamente sia emotivamente. Una persona capace di avere sempre una mente sveglia e reattiva.

Oggi la partita fra le diverse aziende si gioca al ribasso sui costi, per cui le persone diventano una risorsa fondamentale.

[note title=””]

[inlinetweet prefix=”#scuoladipaloalto” tweeter=”@paloaltoscuola” suffix=””]Il leader sa tenere alta la motivazione e sa coinvolgere tutti nel raggiungimento della mission.[/inlinetweet] [inlinetweet prefix=”#scuoladipaloalto” tweeter=”@paloaltoscuola” suffix=””]Il leader conosce punti di forza e di debolezza dei suoi collaboratori[/inlinetweet], sa come farli rendere al massimo e farli crescere.

[/note]

Tutta questa attenzione nei confronti delle risorse umane prima non c’era.

Ci sono altre differenze fra i due ruoli (il “classico” capo e la figura del Leader)?

È diverso il modo in cui raggiungono gli obiettivi.

[header_fancy class=”” style=”height:inherit;” title=”Il grande manager li consegue attraverso i suoi uomini; il grande leader li fa conseguire a loro.”]

  • Il capo dà ordini precisi a quelli che sono i suoi sottoposti. Il leader cerca il dialogo e il confronto con i membri del suo team, si relaziona con la massima apertura mentale senza pregiudizi e preconcetti e integra le diverse idee per arrivare a prendere una decisione finale di cui si assume tutta la responsabilità.
  • Il capo tende a informare. Il leader coinvolge le sue risorse attraverso una comunicazione efficace e il processo di delega.
  • Il capo è spesso assente e agisce secondo la vecchia concezione “Se non mi senti, vuol dire che va tutto bene”. Il leader è sempre presente: fa da guida, fornisce feedback e gratifica per i risultati raggiunti.
  • Il leader ha a cuore il benessere psico-fisico dei collaboratori e si impegna affinché l’ambiente lavorativo non sia stressante e le relazioni interpersonali siano positive e produttive. Al vecchio capo non interessava quello che non era strettamente legato alla produttività.leadership positiva

Quali sono le caratteristiche del leader efficace?

La figura del leader racchiude in sé moltissimi tratti peculiari che possono essere innati o che si possono apprendere e sviluppare.

Per comodità si è soliti suddividere queste caratteristiche in tre macro-categorie:

  • caratteristiche importanti per il leader come persona,
  • quelle che impattano il suo rapporto con i collaboratori
  • e quelle che influenzano il contesto in cui opera, cioè l’azienda nel suo complesso.

L’insieme di queste qualità fa riferimento a tutti e tre gli ambiti della conoscenza:

  • il sapere (le competenze teoriche),
  • il saper fare (le abilità tecniche),
  • e il saper essere,

cioè tutte quelle caratteristiche che fino a qualche tempo fa venivano messe in secondo piano. Sono caratteristiche che comprendono la comunicazione, le relazioni interpersonali, l’atteggiamento, ecc.

Il leader efficace si impegna a sviluppare i tre ambiti di pari passo, sia per quanto riguarda le proprie conoscenze che quelle dei membri del suo team.

Può farci qualche esempio per ciascuna delle tre macro-categorie?

Nella prima categoria rientrano qualità come la fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità.

  • L’automotivazione e l’autocontrollo,
  • l’autostima e l’autocritica,
  • la capacità di non esprimere opinioni personali bensì valutazioni oggettive,
  • la conoscenza dei propri limiti e dei punti di forza.

Come già accennato, la seconda categoria racchiude le caratteristiche “verso gli altri”. Tra queste troviamo:

  • la proattività,
  • l’ascolto e l’osservazione attivi,
  • il carisma,
  • l’empatia,
  • l’intelligenza sociale,
  • la gestione del gruppo,
  • l’equità,
  • la capacità di formulare domande aperte,
  • saper dare l’esempio,
  • essere capace di celebrare i successi,
  • saper delegare efficacemente
  • comunicare in modo chiaro per riuscire a trasferire ai collaboratori gli obiettivi aziendali.

Infine, nel terzo gruppo rientrano le caratteristiche legate all’organizzazione. In generale:

  • la visione d’insieme,
  • la cultura della soluzione,
  • la capacità di assumersi rischi,
  • prendere decisioni e raggiungere risultati
  • l’essere intuitivi, innovativi, integrativi e determinati.

Esiste una caratteristica da cui una leadership efficace non può assolutamente prescindere?

Per me i tratti fondamentali di un leader sono due.

Sono tratti fondamentali che affrontiamo in aula durante il corso sulla Costruzione della leadership con i partecipanti e che sempre più si stanno affermando come tratti salienti.

[icon class=”icon-pin7″ style=”font-size:30px;”]Il primo riguarda la capacità di non personalizzare obiettivi e idee.

Se gli obiettivi aziendali diventano quelli privati del leader, lui non riuscirà a coinvolgere il suo team nel loro conseguimento.

Le persone non sono inclini a impegnarsi per qualcosa che non sentono proprio e tenderanno a non fare alcuno sforzo se il fine ultimo del loro lavoro costituisce un vantaggio solo per il leader, non per l’organizzazione nel suo complesso. Personalizzare le idee è invece rischioso per l’umore. Se non vengono leadership efficaceaccettate, il leader potrebbe prenderla come un affronto verso di lui e demotivarsi.

[icon class=”icon-pin7″ style=”font-size:30px;”]La seconda caratteristica è il pensiero positivo.

Non è solo una questione di vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Per il raggiungimento di un obiettivo, il vero leader non si focalizza su ciò che manca bensì su ciò che ha già a disposizione per poter partire da lì.

Il leader non si lamenta per le sfide impossibili

le considera un’occasione per uscire dalla propria zona di comfort, modificare lo status quo, innovare, migliorarsi, trovare nuovi modi di fare le cose.

Il leader abbandona il pensiero convergente per provare a mettere in atto quello laterale. E questo è proprio il tipo di nuovo manager che le aziende moderne cercano.
[box_frame title=”Il consiglio di Lorenzo Tagliani” width=””]

[inlinetweet prefix=”#scuoladipaloalto” tweeter=”@paloaltoscuola” suffix=””]Non si diventa leader per poteri conferiti, bensì per un riconoscimento da parte dei pari.[/inlinetweet]

Se i vostri collaboratori non vi vedono come leader perché il vostro comportamento non è coerente, sarete solo dei capi.

Avrete comunque l’autorità di dare ordini, organizzare il lavoro altrui e prendere decisioni, ma non sarete veri leader.

La differenza è tutta qui. Se pensate che le cose non cambieranno mai, avete già perso in partenza.

Cercate il confronto, individuate chi la pensa in modo diverso, differenziate le competenze, arricchite il gruppo.

Agite il cambiamento e avrete fatto il primo passo verso la costruzione di una leadership efficace.

[/box_frame]

Valeria Carcaiso

Valeria Carcaiso

Milanese di nascita, cittadina del mondo per scelta, Valeria ha fatto della passione per tutte le lingue e le culture la sua professione. Innamorata della Lingua Italiana in ogni sfaccettatura, mette le sue capacità di scrittura, editing e traduzione al servizio degli argomenti più diversi con l’obiettivo di diffondere conoscenza ad ampio raggio.
Valeria Carcaiso

Ultimi post di Valeria Carcaiso (vedi tutti)

Lascia un commento

6 commenti

  • Enio Cassano

    Salve,
    lavoro nel campo HRD per una multinazionale da oltre 10 anni, e volevo complimentarmi per l’articolo, che mi trova pienamente d’accordo sulla dicotomia capo/manager Vs leader, come da lei evidenziato.
    Mi piacerebbe ricevere però il suo punto di vista sul concetto di “carisma”: ritiene sia una caratteristica che possa esser creata/coltivata, o più semplicemente è una dote innata? Su tutti gli altri punti ritengo ci si possa lavorare più o meno semplicemente..
    La saluto,
    E. Cassano

    • Gli antichi Greci, ideatori del termine “charisma”, ritenevano che il carisma fosse un dono o un talento concesso dal divino. Oggigiorno, la maggior parte di coloro che si occupano di questa tematica ritiene che il carisma non sia altro che l’insieme di quei comportamenti che rendono l’individuo affascinante agli occhi degli altri. Il carisma diventa quindi sinonimo di charme, fascino, ascendente.
      In questo senso, c’è chi ha una predisposizione innata ad apparire carismatico. Ciononostante, tutti possono sviluppare questo tipo di comportamento e, di conseguenza, diventare sempre più carismatici col passare del tempo.
      Se le interessa approfondire l’argomento le segnalo “Leadership Charisma“, libro edito da Scuola di Palo Alto.
      Grazie per la sua attenzione.
      Lorenzo Tagliani

  • Complimenti per l’interessante articolo! Ha espresso con estrema chiarezza la grande differenza tra capo e leader. Un vero stimolo per cercare di essere sempre più leader.
    Grazie
    Claudia Martelli
    HRD Importante azienda di servizi a Bologna

  • Concettina Siciliano

    Ho letto tutto di un fiato l’articolo ed avendo avuto esperienze professionali in realtà organizzative complesse sia pubbliche che private l’ho trovato molto aderente al mio modo di sentire ed “incoraggiante” del percorso di miglioramento specie quando il confronto con quelli che preferiscono essere capi è frequente in realtà meno evolute. Mi è piaciuta inoltre l’ attenzione al benessere organizzativo (olistico) complimenti all’autore

    • Grazie.. 🙂 per la tua testimonianza. Il concetto di benessere organizzativo sta diventando sempre più importante nel mondo del business di oggi. Di fatto, toglie all’azienda l’80% dei problemi: se i collaboratori stanno bene e sono felici, otterranno performance più elevate e risultati migliori; ne consegue che saranno ancora più soddisfatti, sia sul piano professionale che personale. E se i collaboratori stanno bene, non può che trarne vantaggio anche l’azienda.

      Lorenzo Tagliani