TECNICA LEGALE: LA SUA IMPORTANZA

QUANDO LA SOLA CONOSCENZA TEORICA DELLA DISCIPLINA NON È ABBASTANZA

La Giurisprudenza è sempre stata considerata una scienza ostica.

Da un lato, chiara e lineare perché basata su principi scritti e all’apparenza inequivocabili; dall’altro, piena di zone d’ombra a causa delle infinte sfaccettature di interpretabilità di quegli stessi principi.

Quando arriva il momento di stilare un contratto, partecipare a una gara d’appalto o trovare una soluzione a un contenzioso, molte aziende si affidano a individui caratterizzati da competenze anche molto elevate nel loro settore, ma che non sono necessariamente preparati dal punto di vista tecnico-legale.

Queste persone conoscono bene le prassi e le procedure vigenti, ma spesso non sono in grado di gestire in modo “legalmente corretto” tali conoscenze.

Ezio Guerinoni, trainer di Scuola di Palo Alto, avvocato, Dottore di Ricerca e cultore di Diritto Civile e Privato, ci spiega l’importanza della tecnica legale nella vita quotidiana di un’azienda.

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Partiamo dal principio. Cos’è, concretamente, la tecnica legale?

tecnica legale

La tecnica legale è il come applichiamo le leggi previste da codici, provvedimenti, normative.

Va al di là della pura conoscenza di tali codici. Riguarda il modo in cui ci destreggiamo tra le norme, le vagliamo e scegliamo quelle di volta in volta più idonee a ciò che stiamo facendo.

Vuol dire non applicare leggi “preconfezionate”, ma capire quale siano le sfumature che meglio si adattano ai nostri bisogni.

Prendiamo i contratti, per esempio. Le aziende ne stipulano continuamente con clienti e fornitori.

Chi li compila ne conosce i contenuti, ma spesso ha lacune che riguardano gli aspetti prettamente tecnico-redazionali. Cioè non sa applicare praticamente la tecnica del Diritto alle prassi dell’organizzazione.

[box_frame style=”” width=”” class=”” align=”center” title=”” inner_style=””]La buona volontà di preparare i contratti al meglio non manca, ma scarseggiano le competenze necessarie a farlo.[/box_frame]

Come si possono colmare queste lacune tecnico-legali?

l gap tra conoscenza teorica e implementazione effettiva è un problema reale e le aziende dovrebbero investire seriamente su questo fronte. Se si cerca una soluzione abbastanza rapida, un’organizzazione ha a disposizione due possibilità, entrambe sufficientemente dispendiose:

  1. assumere una risorsa tecnico-legale interna che si occupi esclusivamente della materia;
  2. delocalizzare, cioè appoggiarsi a uno studio di consulenti esperti che possa aiutare l’azienda ogniqualvolta si presenti la necessità.

Una terza soluzione esiste: richiede tempi più lunghi, ma ha dei costi ragionevoli che possono portare un beneficio a lungo termine.

È la soluzione preferibile e consiste nell’investire nella formazione tecnico-legale. Tale formazione non deve riguardare esclusivamente i contenuti della disciplina, ma soprattutto il come esprimerli.

Il sistema legale è complesso e la mancanza di consapevolezza di tale complessità porta a compiere errori di valutazione.

Chi si occupa tutti i giorni di gare d’appalto, per esempio, e vuole approfondire l’argomento attraverso un corso di formazione, dovrebbe come prima cosa seguire un training sui contratti in generale. Gli appalti costituiscono un tipo di contratto particolare, pertanto bisognerebbe innanzitutto affrontare la materia dal punto di vista più ampio e poi andare nello specifico.

È proprio questo ciò che manca: c’è poca percezione delle lacune tecnico-legali e degli step necessari per rimediare a questa situazione.

La tecnologia non può essere d’aiuto alle aziende?

Tutti, chi più chi meno, ci affidiamo a Internet per trovare le informazioni legali di cui abbiamo bisogno. Tuttavia, Google rappresenta un buon primo approccio alla materia, ma poi bisogna saper implementare concretamente le informazioni reperite.

Non è solo una questione di “cosa”troviamo sul Web, ma di “come” lo impieghiamo in modo tecnico.

[info]I corsi di formazione servono proprio per imparare a utilizzare criticamente le informazioni che, volendo, possiamo anche recuperare da soli in rete.[/info]

Ne consegue che quello di cui abbiamo davvero bisogno non sono solo dati “sostanziali”, ma soprattutto “procedurali”.

Quindi conoscere le leggi non è sufficiente?

Le norme contenute nei Codici rappresentano solo uno degli aspetti della messa in atto di prassi e procedure.

Quello più importante che spesso si ignora è l’aspetto “interpretativo”. Non come noi interpretiamo le leggi, ma come le interpreta il giudice in tribunale e la sua interpretazione è vincolante.

Quando esaminano i casi che vengono loro sottoposti, i giudici creano di continuo nuove norme che sono molto più numerose di quelle racchiuse nel corpus di leggi standard e si vanno a sommare ad esse.

Tecnico legale

Tali norme non sono raccolte in un unico “libro” e quindi non è facile consultarle. Tuttavia, bisogna sapere che esistono ed essere proattivi nell’andare a cercarle quando necessario.

Ne deriva che l’operatore tecnico-legale non conosce solo i testi normativi scritti, ma anche le fonti cosiddette giurisprudenziali, che sono appunto le varie sentenze dei giudici.

Pensiamo alla legge sulla privacy, per esempio.

Il garante della privacy emette continuamente provvedimenti che completano e perfezionano il testo unico scritto e che non sono raccolte da nessuna parte.

Il tecnico-legale non è colui che conosce a memoria le leggi o la giurisprudenza, bensì colui che sa che tutte queste norme esistono. Il Tecnico-legale sa districarsi nel cercare e applicare quelle che di volta in volta gli servono.

Come il capitano di una nave che da un punto sconosciuto sa arrivare in un porto sicuro utilizzando gli strumenti a disposizione, così l’operatore tecnico-legale parte da un problema che gli viene sottoposto dall’azienda e arriva a una soluzione non preconfezionata, nonostante spesso le tematiche e le norme di riferimento ricorrano.

Facciamo un altro esempio più specifico?

Il problema della privacy dei dipendenti sul posto di lavoro. Nel testo unico del 2003 troviamo articoli generici e sintetici sull’argomento.

Ciononostante, la vera disciplina per stabilire come deve comportarsi il datore di lavoro in merito al problema dell’utilizzo di smartphone e social network in ufficio è contenuta nei provvedimenti emessi dal garante della privacy.

Queste “norme di secondo livello” ci dicono come è meglio agire nei confronti dei dipendenti senza incorrere in sanzioni.

Torniamo alla stesura dei contratti. Quali sono i problemi principali legati alle lacune tecniche?

La materia contrattuale è un tema ricorrente nella vita delle imprese.

Le condizioni generali che riguardano la stipula dei contratti sono disciplinate dal Codice Civile e non rappresentano un ramo particolarmente complesso. Tuttavia, quando l’addetto alla contrattualistica si trova a ragionare sull’applicazione delle norme, emergono delle macro-lacune circoscritte al puro utilizzo dello strumento.

[note]Le aziende continuano a servirsi di moduli contrattuali preconfezionati che, però, non essendo creati ad hoc per l’oggetto del contratto, potrebbero presentare problemi in caso di contenzioso.[/note]

 

Quando va tutto bene, nessuno si preoccupa di eventuali errori.

E se le cose, invece, vanno male?

Per esempio, spesso i contratti contengono clausole e postille “pericolose” che devono essere specificatamente approvate con doppia sottoscrizione. Le leggi prevedono modalità precise per redigerle, altrimenti potrebbero vanificare l’intero contratto.

Se non le stiliamo secondo le regole previste contemporaneamente dal Codice Civile, dalla giurisprudenza e dalle leggi integrative, rischiamo di fare un lavoro inutile nel migliore dei casi, dannoso per la nostra azienda nel peggiore.
[box_frame title=”Il consiglio di Ezio Guerinoni” width=””]

“[inlinetweet prefix=”#scuoladipaloalto” tweeter=”@paloaltoscuola” suffix=””]La Legge non è uguale per tutti. Chi non la conosce è spacciato.[/inlinetweet]”

Questa frase racchiude, di fatto, l’unico modo per non farsi sopraffare dai problemi legati all’applicazione di norme e regolamenti.

Non è sufficiente avere una laurea in Giurisprudenza, così come non basta conoscere a memoria il Codice Civile e quello Penale, né affidarsi a Google.

La formazione in materia tecnico-legale è indispensabile e altrettanto importanti sono la curiosità di indagare, informarsi e approfondire le sentenze e gli innumerevoli provvedimenti che vengono presi ogni giorno.

Bisogna avere il coraggio di ammettere di avere delle lacune e la proattività per adoperarsi a colmarle.

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Author: Valeria Carcaiso

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