I 3 passi per superare una crisi

In una situazione estrema essere disponibile verso gli altri vi trasforma da vittime a soccorritori e aumenta le vostre probabilità di farcela. John Leach, nel suo libro Survival Psychology, spiega come, in caso di calamità (naturale o di qualsiasi altro tipo) medici e infermieri abbiano un tasso di sopravvivenza più alto perché hanno un compito da svolgere e una responsabilità verso gli altri. Lo stesso fenomeno è stato documentato nei campi di concentramento nazisti, dove coloro che aiutavano altre persone avevano maggiori possibilità di sopravvivere. Impegnatevi ad essere più altruisti nella vita quotidiana e diventerà un’abitudine utile in caso di catastrofe.

Coloro che aiutavano altre persone avevano maggiori possibilità di sopravvivere.

La sfortunata spedizione antartica di Sir Ernest Shackleton (nella foto) a bordo della nave Endurance è uno straordinario esempio di riorganizzazione in una situazione di crisi. Shackleton non riuscì a realizzare l’obiettivo che si era prefissato, ma la sua capacità di tenere insieme l’equipaggio e di riportarlo a casa sano e salvo ne ha fatto comunque un grandissimo eroe. Dal comportamento esemplare che tenne di fronte alle avversità si possono apprendere delle lezioni importanti, sia di management che di leadership. L’Endurance partì dall’Inghilterra nel 1914 con l’obiettivo di approdare sulla banchisa dell’Antartico, da dove una squadra di uomini e di cani sarebbe arrivata dall’altra parte del continente attraversando il Polo Sud: un’impresa che non aveva precedenti. Ma Shackleton non arrivò mai a destinazione. Bloccati dai ghiacci nel Mare di Weddell, l’equipaggio e la nave furono costretti a restare laggiù per quasi quindici mesi fino allo scioglimento del pack. II meccanismo attraverso cui riuscì a tenere unito il suo gruppo e a mantenerne in vita e in buona salute i componenti durante quei lunghissimi mesi, nell’ambiente più inospitale del mondo, fornisce delle indicazioni preziose per la gestione del cambiamento nelle situazioni di crisi.

Come i dipendenti che si trovano in una situazione di crisi su cui non hanno il minimo controllo, l’equipaggio dell’Endurance si rendeva conto che l’obiettivo per cui era stato arruolato era venuto meno. Tutto ciò che quegli uomini avevano sperato e a cui si erano preparati era svanito.

Erano tagliati fuori da qualunque forma di comunicazione con il mondo che conoscevano e non potevano aspettarsi nessun tipo di aiuto esterno. Quando la pressione del ghiacci finì per schiantare le fiancate della nave, una lenta morte per fame, o un decesso più rapido dovuto all’esposizione continua alla temperatura esterna, divennero le prospettive più probabili. Cosa fece il capo della spedizione per impedire ai suoi compagni di avventura di farsi prendere dallo scoramento in quelle circostanze così drammatiche? Tre azioni intraprese da Shackleton si dimostrarono particolarmente efficaci:

1 – Fissò immediatamente un nuovo obiettivo accettabile. L’equipaggio sarebbe rimasto sul pack fino allo scioglimento del ghiacci, per poi cercare la salvezza utilizzando le scialuppe di salvataggio. Avendo un obiettivo fondamentale da perseguire, le energie e lo spirito dei componenti la spedizione rimasero inalterati.

2 – Tenne occupati tutti quanti. Quindici mesi sulla banchisa avrebbero potuto portare i componenti dell’equipaggio a delle lotte fratricide. Perciò Shackleton fece in modo che tutti fossero occupati. I dati meteorologici venivano registrati quotidianamente. Le partite di calcio e le corse delle slitte trainate dai cani garantivano la coesione di gruppo e mantenevano il benessere fisico e mentale. Venne persino allestita una commedia per assicurare l’intrattenimento e l’impegno mentale delle persone, e fino a quando la nave non venne schiacciata dai ghiacci i membri dell’equipaggio continuarono a fare manutenzione. Un team apposito si occupava di pianificare il viaggio della salvezza con le scialuppe. Le festività venivano regolarmente rispettate.

3 – I compiti più delicati e indesiderabili venivano ripartiti equamente. Shackleton, il capitano della nave e gli altri leader della spedizione vivevano e lavoravano insieme a tutti gli altri. Non c’era alcuna contrapposizione tra gli uni e gli altri. Erano letteralmente tutti sulla stessa barca.

Nell’aprile del 1916 la banchisa su cui l’equipaggio era riuscito a sopravvivere per più di un anno cominciò a creparsi. Le scialuppe zeppe di uomini e di derrate vennero lanciate in quel gelido mare: era l’inizio di un lungo e drammatico viaggio verso la salvezza. E nonostante mesi di avversità e di pericoli, tutti i membri della spedizione riuscirono a sopravvivere e a tornare, insieme, in Inghilterra.

Marco Masella

Marco Masella

Marco Masella, Presidente della Scuola di Palo Alto e CEO di Profiles International Italy. Studia e approfondisce da sempre le dinamiche aziendali relative al passaggio dall’economia industriale all’economia della conoscenza. Su questa linea di analisi ha sviluppato, negli ultimi anni, un’attenzione e una sensibilità particolari verso le problematiche poste dall’etica, dai valori e dal senso di responsabilità all’interno delle organizzazioni, pensando l’individuo come elemento cardine sul quale investire per garantire rapporti di mutuo profitto.