
Quando si presentano numeri e statistiche si devono considerare due aspetti fondamentali di questo tipo di informazioni:
- la dimensione concettuale: Ti sarà capitato sicuramente di fare fatica a comprendere un concetto perché non riuscivi ad immaginarlo. Il cervello umano processa le informazioni prevalentemente in modo visivo, ovvero pensa per immagini. Quando leggi o ascolti la parola “casa” in modo automatico e inconscio il tuo cervello ha elaborato l’immagine di una casa. La difficoltà nel comprendere numeri e statistiche è spesso dovuta al fatto che non riusciamo a trasformare tali numeri in immagini mentali chiare e semplici. Dare un aspetto concreto e familiare ai numeri li rende più facili da comprendere. Il mezzo più comune è il PARAGONE (lungo come la penisola Italiana, grande come una mongolfiera, ecc…)
- la dimensione grafica: la maggior parte delle persone sceglie il grafico da utilizzare in base alla facilità di creazione, per cui i più comuni sono i grafici a torta, a barre e a linee.In realtà, si deve scegliere il grafico in base a:
– che cosa si vuole comunicare con il grafico
– il tipo di dati
La forma grafica più efficace per comunicare dati è quella che utilizza anche testi e colori diversi per spiegare e evidenziare i dati su cui si vuole far concentrare il pubblico.

Guida alla scelta del grafico più efficace
Spesso la scelta del grafico viene effettuata a caso, pescando tra le opzioni consigliate dal software del caso. E quante volte, volendo evitare di mettere sempre lo stesso tipo grafico all’interno di una presentazione, si finisce per cercare un’alternativa che ci permetta di cambiare un po’? Tutto questo è sbagliatissimo: ogni grafico è il più adatto a mostrare particolari tipi di relazioni.
La prima domanda da porsi è: che tipo di relazione vogliamo analizzare e mostrare?
Si parla proprio di Data Storytelling: si racconta qualcosa attraverso i dati, e quel che racconta sono proprio le relazioni tra gli stessi. Capire quale tipo di relazione vogliamo rappresentare è quindi essenziale per poter scegliere il grafico giusto.
1. L’andamento di un fattore nel tempo
Mostrare serie temporali significa mettere in evidenza l’andamento di un dato in base al fattore tempo. Il modo più semplice per rappresentare questo tipo di relazioni è naturalmente il grafico a linee: collocando infatti il tempo sull’asse delle ascisse, sarà possibile unire i punti che rappresentano i vari valori creando una continuità che mostri la tendenza.
2. La composizione
Mostrare la composizione significa illustrare in che modo varie parti vadano a formare un totale e quindi, di riflesso, in che modo queste siano in rapporto tra loro. Scegliere il grafico giusto, in questo caso, può essere arduo, se non altro perché molti saranno tentati di affidarsi ai famigerati grafici a torta che, come abbiamo già spiegato, andrebbero evitati il più possibile. Molto meglio, invece, optare per un grafico a barre impilate: la scelta di affidarsi a quelli impilati a cento o meno dipende, fondamentalmente, dal fatto che sia o meno importante mostrare l’andamento complessivo o solo il rapporto tra le parti.
3. La distribuzione
I grafici di distribuzione sono uno degli scogli più grossi per chi comincia ad occuparsi di Data Analytics e di Data Visualization. Il loro scopo è quello di illustrare come sono distribuiti i dati disaggregati all’interno delle varie unità statistiche. Un’analisi di distribuzione è utile per andare oltre il semplice valore medio che spesso può essere fuorviante. È quindi opportuno mostrare tutti i dati, uno per uno. La scelta più frequente è quella di utilizzare un istogramma, che si differenzia dal grafico a barre perché il dato significativo non è l’altezza delle colonne ma la loro area totale, dal momento che l’ampiezza delle stesse può variare e acquistare quindi un significato differente.
4. La correlazione
Capire come scegliere il grafico giusto quando si parla di correlazione, invece, è decisamente più facile. Dovendo analizzare la presenza di una relazione tra due variabili tale che entrambe co-varino in maniera significativa, è anche in questo caso necessario mostrare tutti i singoli eventi (o oggetti). Ne consegue che la scelta è quasi obbligata: il grafico scatterplot è il tipo di data visualization che fa al caso nostro.
5. La deviazione
Illustrare una relazione di deviazione significa mostrare in che modo dei dati si discostano rispetto ad altri presi di riferimento (dati passati o dati frutto di previsioni, di solito). Come scegliere quindi il grafico giusto per veicolare questo tipo di relazione? Ancora una volta l’opzione più idonea e frequente è il grafico a barre.
6. Il ranking
I grafici che illustrano le relazioni di ranking sono forse tra quelli che più di frequente siamo abituati a vedere: sui giornali, nei tg, negli studi televisivi di programmi di approfondimento, ma anche – perché no – nelle campagne marketing. Sono quelli che mostrano la “classifica” delle varie categorie. Ancora una volta, resisti alla tentazione di optare per un grafico a torta che, di sicuro, non renderebbe giustizia ai tuoi dati. Il grafico giusto? Un grafico a barre orizzontali con i dati ordinati dal più grande al più piccolo.
Tutto ruota attorno alla comunicazione e alla semplicità. L’elemento più importante è la facilità con cui il messaggio passa al destinatario; la facilità con cui il grafico viene letto, interpretato, compreso. Una tipologia di grafico inconsueta, una tipologia di grafico mai vista prima, richiederà all’osservatore uno sforzo cognitivo in più che toglierà spazio ed energie allo sforzo necessario per metabolizzare l’informazione che stiamo cercando di veicolare. Un grafico molto conosciuto, invece, è un grafico che ci permette di concentrarci solo ed unicamente sui dati che trasmette. Ecco perché i più grandi visualizzatori preferiscono affidarsi sempre a pochi grafici ben noti, lavorando semmai di pulizia e design.







